I luoghi

Le mie due Patrie: quella di sangue e quella del cuore.

LA LIGURIA – Spotorno, il paesino ligure dove Cherubina vive e dove si svolgono le vicende della prima parte del romanzo è un po’ come una sorta di “locus amoenus” per tutti i personaggi. Lì nascono gli amori e le amicizie, la guerra vi giunge ovattata  e la casetta dalle persiane azzurre, con il suo orticello, diventa un vero e proprio topos che riconduce alla serenità di una vita familiare intima, fatta di piccole cose. La fantasia della protagonista farà guardare al lettore il paesaggio con occhi diversi: l’isolotto di Bergeggi all’orizzonte si riempirà di poesia e la costa di Noli diventerà un grande cane nero addormentato nell’oscurità del coprifuoco. Il mare con i suoi luccichii e le sue dolcezze cullerà i sogni e sarà, sempre, per tutto il romanzo, il ricordo bello, pulito al quale si vuole sempre ritornare per essere sereni.

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LA BRIANZA – La seconda parte, ambientata nella campagna brianzola, ha tratti più tristi e malinconici. L’inverno è così diverso da quello mite della riviera. Tra le nebbie lattiginose, gli alberi spogli, i cieli grigi, senza umore, Cherubina “diventa grande”, il silenzio attorno ma anche dentro di lei le sarà di insegnamento e sarà testimone del suo cammino attraverso la sofferenza. Tuttavia, attorno al fulcro del sanatorio, ruotano figure che tracciano il volto dell’Italia contadina di allora: il matto, la pettegola, l’oste, il prete, il medico.

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