Come è nato il romanzo.

SU “VOCI DI CICALA”

Parole in libertà su un romanzo uscito dal cuore.

 

Spesso mi capita, dopo aver finito di leggere un libro, di chiedermi come quella storia sia uscita dalla mente dello scrittore. Dove ha trovato la sua ispirazione? I personaggi sono mero frutto della sua fantasia o sono stati costruiti su persone reali?

Voci di Cicala” nasce in un giorno d’estate, su una spiaggia. La stessa dove si svolge la prima parte del romanzo, la stessa che Cherubina ama e che farà amare anche a Filippo. Perciò, su quella spiaggia grigia, tipica della riviera ligure di Ponente, tra onda e onda, tra i luccichii del sole sulla schiuma, vennero i personaggi che popolano il romanzo. Vennero i riccioli fulvi e gli occhi azzurri di Cherubina,  i capelli biondissimi e la strafottenza di Fausto Cieli, la simpatia di Manuel Demis. E anche lui, Filippo Velli. Ecco, ci sono dei particolari che uno scrittore non potrà rivelare ad un lettore, perciò non dirò come è nata, in me, la figura del Capitano Velli ma ammetterò che, da subito, l’ho amato. Da subito, aveva la carnagione abbronzata e asciutta dal sole, i capelli scuri, folti e gli occhi verdi, pieni di pagliuzze dorate. Da subito l’ho pensato come un personaggio integerrimo nel suo dovere e meravigliosamente riposante nella vita. Filippo Velli è un uomo che, pur avendo conosciuto la freddezza di non avere una famiglia, pur avendo sofferto nella sua infanzia per la mancanza di un padre e di una madre, ha saputo cogliere, dal suo dolore, le parti più importanti, come da un frutto si toglie la parte marcia. Il dolore l’ha, più volte, reso migliore e maturo.

Il resto, poi, è venuto da sé.

Mano a mano che uno scrittore vive, anche la vita di tutti i giorni, assorbe qualcosa che definirla esperienza non credo sia corretto. E’ una sorta di grosso bagaglio mentale, diviso in scompartimenti: mentre si scrive si attinge a quella grande fonte interna, ingigantita dalla fantasia.

Ho deciso di dedicarlo ai giovani aviatori caduti nei cieli in battaglia, durante i terribili anni della Seconda Guerra. Naturalmente non è un fatto di preferenze: molti hanno perso la vita in queste circostanze terribili, in divisa e non. Però ho pensato al grigio – azzurro per motivi precisi. Prima di tutto, la decisione di far indossare l’uniforme dell’aviazione ai miei protagonisti è un fatto di cuore. Da quando ero una ragazzina, leggo i romanzi di Liala, ho imparato ad apprezzare le sfumature meravigliose e drammatiche che ha dato ai suoi libri, purtroppo, a volte, giudicati troppo superficialmente,  e ho amato, sempre, i suoi personaggi. La maggior parte di essi sono uomini in grigio – azzurro e, chi conosce un poco la vita dell’autrice, sa il perché. Perciò, pensando al Capitano Velli, è stato semplice immaginarlo aviatore. Un aviatore innamorato del cielo, dell’aria, dell’odore di aeroporto.

Poi c’è una spiegazione più pratica: oltre a scegliere dei protagonisti in divisa, ho voluto inserire, nel romanzo, delle persone realmente esistite che, storicamente, hanno combattuto per quei cieli e, disgraziatamente, sono morti. La convinzione che questa era la strada giusta per il romanzo è arrivata l’inverno scorso, quando un amico, molto gentile, mi ha organizzato, a Venezia, un incontro con due reduci, piloti della Regia Aeronautica prima e dell’ANR dopo. Parlare con loro, vedere nei loro occhi la passione, l’amore per il volo, sentire la rabbia, la disperazione per come sono andate, purtroppo, alcune vicende, dopo la liberazione, ascoltare le loro battute, le loro avventure, mi ha fatto dire che sì, quello che avrei scritto sarebbe stato dedicato a loro, a quei ragazzi che non hanno potuto invecchiare per raccontare, per ricordare. Ho sentito, dalle parole di questi due piloti, l’amore e la fratellanza che avevano per i loro compagni e mi sono detta che anche “Voci di Cicala” avrebbe parlato di sentimenti veri, di un’amicizia fraterna, come quella di Manuel Demis e Filippo Velli.

 

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