Cieli azzurri, Tenente.

L’amico Alberto mi ha appena comunicato una triste notizia. Il tenente Franco Benetti è partito per il suo ultimo volo. Continuo a sentirmi onorata di avere ascoltato i suoi racconti di aviazione, le sensazioni di quei giorni in battaglia. Mi hanno aiutato tantissimo per ricostruire il clima di quegli anni in‪ #‎VocidiCicala‬.
Di lui ho un’immagine che mi si è scolpita dentro, durante la commemorazione ai caduti dei cieli alla quale avevo partecipato. L’avevo visto sull’attenti e, in quel momento, mi sembrava avesse vent’anni. L’ho immaginato esattamente come poteva essere, giovane ragazzo votato al cielo. Come Filippo Velli, e tutti quelli che, in quei tempi bui, hanno creduto nei loro sogni con disciplina.

Cieli azzurri, Tenente Benetti. E grazie per le parole piene di passione.

benetti

Un pensiero per Luigi Gorrini

Bruciammo la nostra giovinezza ma obbedimmo.”

Oggi un pensiero va a Luigi Gorrini che ieri ha lasciato questa vita, all’età di 97 anni. L’ultimo asso dell’Aeronautica Militare Italiana. Era una specie di leggenda e forse questo nome vi dice qualcosa: è tra le pagine di “Voci di Cicala“, in una lettera di Filippo a Cherubina. Nel luglio del 1943, tra le altre imprese, aveva abbattuto un un bombardiere quadrimotore con un caccia. Una delle tante piccole cose vere che ci sono nel romanzo e che hanno sempre voluto essere un ricordo leggero e allo stesso tempo profondo, come solo una pagina di un libro può essere. Si legge in fretta, magari, presi dalla curiosità. E non si dimentica più.
Erano così, quei ragazzi. Come Filippo che è nato dalla mia fantasia, come Luigi che avevo provato a contattare mentre stavo scrivendo Voci. Forse era stanco di raccontare. Ma non importa, tra quelle pagine c’è comunque qualcosa di lui. Gli spettava. Da giovinezza a giovinezza.

gorrini

Voci di Cicala: i documenti nel cassetto.

In questi giorni mi hanno contattato delle persone interessate a “Voci di Cicala”  per la sua attinenza al periodo storico della Seconda Guerra Mondiale in Italia. Riguardando nei cassetti ho riscoperto tutto il materiale che avevo letto e studiato per scrivere la storia di Filippo e Cherubina. E’ tantissimo. Nessun dettaglio è stato tralasciato.
Il lavoro dietro ad un risultato spesso è invisibile ma tra le pagine del romanzo scorre la storia di quegli anni: gli umori, le tristezze, la felicità semplice, le difficoltà.

8 settembre 1943 – “Voci di Cicala” lo ricorda così…

armistizio-italia8 settembre 1943. Settant’anni fa l’Italia firmava l’armistizio. Un gesto che avrebbe cambiato molte cose e innescato una controversa guerra civile. “Voci di Cicala“, tra le sue pagine, lo ricorda così:

“A Cerveteri nessuno dormiva e Filippo Velli era stanco, nervoso. Buttò l’ennesima sigaretta e ne riaccese un’altra: nessuna voce diceva più “Basta Fil” e la tosse era peggiorata. Era diventata fastidiosa e aveva un suono che pareva un rantolo. Ma non aveva tempo di pensarci perché il messaggio di Badoglio l’aveva scombussolato. Aveva già chiamato due volte il Ministero dell’Aeronautica, a Roma, ma si era sentito dire, dal centralinista, che non c’era nessuno a cui passare la linea. Accanto a lui, i suoi ragazzi non dicevano niente, negli occhi la stessa domanda: “Cosa si fa?”. Avrebbero dovuto fare un’intercettazione notturna. Velli aveva già scelto i suoi uomini, quelli più esperti nei voli alla cieca. Poi era arrivata la notizia dell’armistizio ed era stato come se avessero raso al suolo l’aeroporto.

Qualcuno aveva imprecato, qualcuno aveva detto che erano pazzi a mettersi con gli americani, qualcuno aveva detto che se ne sarebbe andato: combattere con chi aveva buttato giù i loro amici era un ordine vergognoso. “Se incontro un americano gli sputo in faccia” aveva detto un tenente. “Altro che alleati!”. Filippo aveva stretto i denti perché anche lui la pensava come tutti gli altri.

24 Marzo 1944 – “Voci di Cicala” lo ricorda così…

61-fosse-ardeatine3“Margherita alzò gli occhi poi sussurrò:
– E’ per via di una notizia che ha letto oggi, sul giornale.
– Che notizia?
– Rappresaglie. Questa volta feroci, però.
– I tedeschi?
– Sì, a Roma. Noi l’abbiamo saputo oggi perchè, sai com’è, spesso le notizie arrivano in ritardo. Comunque è roba di pochi giorni fa: c’è stato un attentato contro i soldati tedeschi e ne sono morti una trentina. Tedeschi si fa per dire perchè erano di Bolzano, erano stati arruolati nella polizia, dopo l’occupazione.
– E cosa c’entra con noi?
– Ne hanno ammazzati più di trecento.
– Ma di chi? Non capisco.
– Ma Cherubina! Nella rappresaglia! Per ogni tedesco ucciso, Hitler ha disposto che ne venissero fucilati dieci dei nostri.
– Buon Dio…Dieci?
– Proprio.
– E’ una cosa tremenda.”