24 Marzo 1944 – “Voci di Cicala” lo ricorda così…

61-fosse-ardeatine3“Margherita alzò gli occhi poi sussurrò:
– E’ per via di una notizia che ha letto oggi, sul giornale.
– Che notizia?
– Rappresaglie. Questa volta feroci, però.
– I tedeschi?
– Sì, a Roma. Noi l’abbiamo saputo oggi perchè, sai com’è, spesso le notizie arrivano in ritardo. Comunque è roba di pochi giorni fa: c’è stato un attentato contro i soldati tedeschi e ne sono morti una trentina. Tedeschi si fa per dire perchè erano di Bolzano, erano stati arruolati nella polizia, dopo l’occupazione.
– E cosa c’entra con noi?
– Ne hanno ammazzati più di trecento.
– Ma di chi? Non capisco.
– Ma Cherubina! Nella rappresaglia! Per ogni tedesco ucciso, Hitler ha disposto che ne venissero fucilati dieci dei nostri.
– Buon Dio…Dieci?
– Proprio.
– E’ una cosa tremenda.”

Buon week – end di sole e di lettura con “Voci di Cicala”

dotti“Sentì Dotti abbaiare ed ebbe una strana sensazione. Solo. Anche lui, come Dotti, era solo. Lo era sempre stato ma, in fin dei conti, da quando era entrato in Aeronautica non gli era più pesato. L’esercito era una grande famiglia. E lui era amico di tanti, conosceva tutti. Mai si era reso conto, da quando aveva indossato la divisa, di non avere una casa a cui tornare. Di licenze non ne chiedeva quasi mai e, quando le chiedeva, era per prendersi una pausa, andare in una pensione qualunque, e magari trovare una signorina con cui passare le giornate. Il grande amore per il volo però gli faceva sempre desiderare di tornare agli hangar dove attendevano, scalpitanti come puledri, gli apparecchi. Ma ora qualcosa stava cambiando e tutto, se ne stava rendendo conto, andava perdendo i propri contorni davanti a una chioma fulva e due occhi sereni.”

Una buona domenica con qualche riga di “Voci di Cicala”…

“Nella tua lettera mi chiedi cosa succede qui. Che vuoi che succeda? I partigiani si nascondono sulle nostre montagne, qui vicino, e ho un po’ paura per loro. Poveretti! Son ragazzi del libro 011posto, alcuni anche fin troppo giovani e ogni volta che, per caso, sento degli spari, penso alle loro famiglie. Da una parte capisco che bisogna fare qualcosa, altrimenti i tedeschi finiranno col prendersi l’Italia e inglobarla nel loro Reich. Ma dall’altra penso che se non li provocassero in quel modo, i nazisti non li fucilerebbero, non ci sarebbe altro spargimento di sangue. Il sangue vuol dire dolore, noi lo sappiamo. Forse sbaglio, lo so. Ma l’altro giorno ho visto la Nina: povera ragazza! E’ sempre più magra, con le guance scavate, tutta bianca. Tornava da su, dal sentiero: aveva portato una pagnotta al fratello maggiore. Te lo ricordi il Giovanni? Quello che ha la figlioletta piccola. Ecco! Si è messo coi partigiani. Dice che bisogna combatterli i tedeschi, che se non li si ferma, butteranno giù le nostre città, distruggeranno i nostri monumenti, parleremo tedesco e non più italiano. Ogni tanto Etta va su a portare qualcosa ma è sempre poco, perchè anche loro sono all’asciutto sempre più spesso. Qui chi era ricco sta diventando povero e il povero lo sta diventando ancor più.”